THE PROFESSOR - Ugo Sivocci e le prime corse dell'Alfa-Romeo

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Ugo Sivocci, l’Alain Prost degli inizi del 20° secolo. Un eccellente e scaltro testdriver. Nelle sue prime gare ha guidato per De Vecchi e con la CMN, e poi per Fiat e Alfa Romeo. Il suo successo più grande fu la 14^ Targa Florio  del 1923. 

Morì pochi mesi dopo, durante le prove del GP di Monza, a soli 38 anni.

Sivocci,  23 enne, all'inizio del 1913 Targa Florio in cui si classificò 6° assoluto.

La mattina di Sabato 8° settembre come consuetudine si stavano tenendo le prove in preparazione del Gran Prix del giorno successivo. Ugo Sivocci, su Alfa Romeo P1, ha già effettuato diversi giri del circuito. I suoi compagni di squadra sono Antonio Ascari e Beppone Campari che guidano le altre 2 P1s. Sivocci chiede a Momo, direttore corse dell'Autodromo, se può fare un altro giro prima della fine della seduta di prove "Sapete" - dice - "è a causa di questi pneumatici..." e ha sottolineato i pneumatici anteriori. "Glielo concedo per un solo giro perché stanno arrivando in pista le moto... non lo dimentichi! ", risponde Momo  severamente.
Tutte le altre vetture avevano completato le loro prove, ultime le due Rolland Pilains pilotate da Guyot e Delalande.

La rossa Alfa Romeo P1 era l'unica vettura ancora rombante. La superficie era ancora bagnata dalla pioggia della precedente notte. Un pallido sole era apparso attraverso le nuvole, che avevano iniziato a diradarsi. Gli alberi del vicino parco lanciavano le loro ombre sulla pista come a mitigare i fantasmi della tragedia . Essendo ancora presto, c’erano poche persone, solo qualche spettatore qua e là lungo il circuito. Sivocci con il suo maglione Rosso Alfa inizia il suo ultimo giro e imbocca il vialone oscurato dalle ombre degli alberi. In auto, al fianco del conducente c’è Guatta il meccanico, il quale si guarda intorno per controllare la ruota posteriore e poi l’anteriore sinistra.

Sivocci aumenta rapidamente la velocità. Il serpente rosso ora viaggia a oltre 140 km/h. Non è la sua velocità massima ma è abbastanza ragguardevole. Imbocca il rettilineo, oscurato dal grigio delle ombre degli alberi e ha una visuale precisa della pista. Non c'è nessuno, tranne che per la Cavalleria ufficiale che sta guardando il rapido passaggio della Alfa P1.
La superficie della strada è ancora molto bagnata. Improvvisamente il militare sobbalza: dopo il sottopassaggio vede la rossa Alfa slittare pericolosamente all’uscita della curva.  Il pilota cerca disperatamente di riprendere il controllo della vettura, ma inutilmente: l’auto esce di strada e si schianta contro un albero. La vettura rimbalza come una palla di gomma su un altro albero e un altro ancora.
Si ribalta come ballando un macabro minuetto e infine si arresta sulle quattro ruote. Poi solo silenzio rotto dal grido di allarme degli uccelli mentre fuggono terrorizzati fuori dagli alberi.
In quel momento il sole appare attraverso le nuvole, che si dissolvono. Le cupe ombre degli alberi sull'asfalto sono come fantasmi, apparizioni.

Con il meccanico Attilio Marinoni.

Passato lo shock iniziale, gli uomini della Cavalleria corrono per aiutare, sventolando le braccia nella direzione del direttore di gara. Accorrono meccanici, aiutanti, piloti [per primo E. Ferrari] e un medico. Quando giungono sul luogo dell'incidente, rimangono sconvolti dalla vista. L'Alfa P1 è completamente distrutta.


al volante della Alfa Romeo P1, sul circuito di Monza appena prima dell’incidente mortale.

1923 Sivocci e Marinoni

Il cofano si è accartocciato e il radiatore rotto. Il corpo di Sivocci, esamine, è appeso fuori per metà dal posto di guida. Da una ferita alla testa esce molto sangue e non c’è segno di vita. Guatta è stato sbalzato a terra e si lamenta, agitandosi.   Il dottore può solo constatare la situazione. Quando esamina il corpo di Sivocci, il suo cuore ha già smesso di battere. L’orologio di Sivocci funziona ancora e le lancette segnano le 9:35. Così morì uno dei migliori e più rispettati piloti di quell’età romantica.

La causa dell’incidente fu attribuita al fondo bagnato e scivoloso della pista. La vettura era entrata in una grossa pozzanghera e aveva fatto un terribile testa-coda Sivocci aveva tentato di correggere l'auto fuori controllo, ma senza successo.  La ricostruzione della dinamica dell’incidente fu che colpì violentemente la testa contro gli alberi, dal lato del cofano. Il colpo gli fu fatale. Guatta venne buttato fuori dell'abitacolo e cadde tra la macchia, al lato della pista. Quando gli altri 2 campioni Alfa Romeo, Ascari e Campari [e Ferrari], videro il loro collega morto si disperarono.

Tra I singhiozzi Ascari disse: “Se ne va il migliore di noi".


Ugo Sivocci, fratello di Alfredo che era un grande campione di ciclismo, era nato in Lombardia [?]
ma divenne Piemontese di adozione attraverso la sua carriera sportiva [?]
Non c’è dubbio che sia stato un pilota completo, nel senso che sapeva preparare la sua vettura e trasferire la stessa competenza nella guida.
Questo senso innato nella gestione della meccanica è stata una sua dote naturale, sviluppata nel corso della maggior parte di quei tempi eroici della storia dell’automobile: i primissimi anni di questo secolo.

Sivocci, vincitore della 14° Targa Florio nel 1923, con il suo meccanico Guatta accanto all'Alfa RomeoRLS Sport.

Acquisì le sue abilità frequentando Nazzaro, Lancia, Cagno, una buona scuola per ogni meccanico. Tuttavia, egli non fu così fortunato da poter valutare se stesso come pilota, mancando un confronto con  Nazzaro che era calmo e prudente, o Lancia, impetuoso e audace.
Tutto iniziò nel 1904 con una vittoria al Colle del Sestrière. Poi guidò varie vetture come la De Vecchi e la CMN, con Enzo Ferrari.
Passò poi alla Fiat, dove ebbe modo di partecipare con successo al primo Grand Prix d’Italia del dopoguerra sul modello 801.
Ma fu quando si trasferì all’Alfa Romeo, la scuderia del Portello, che ebbe la sua consacrazione.

Sivocci e Ferrari nel 1921

Fu qui che, in compagnia di Ascari e Campari [e Enzo Ferrari] e dei collaudatori-meccanici Marinoni e Guatta, poté affinare la sua tecnica di pilota d’auto da corsa.  Nell’anno 1923, all'età di 38 anni, pochi mesi prima della fatale gara di Monza, ebbe la sua più grande vittoria: la Targa Florio. L’Alfa Romeo aveva appena lanciato la RLS 6 cilindri, modello con una capacità di 2916 cc. Non poteva esserci  prova migliore per le nuove vetture del circuito delle Madonie. Pertanto, l'azienda milanese decise di inserire cinque RLS, vetture che dovevano essere guidate da alcuni dei migliori drivers dell’epoca, come Campari, Ascari, Masetti, Sivocci e Enzo Ferrari, il futuro 'mago di Maranello".

Ascari, all'arrivo della 14^ Targa Florio, dove venne squalificato

Inoltre, in questa 14^ Targa Florio debuttava anche Alfieri Maserati su Diatto.
A prescindere dalla Steyr guidata da Minoia e Brilli Peri, la minaccia più forte, per il team milanese, veniva dalla Peugeot tipo 174 con i suoi 3828cc 4 cilindri del motore 18 cv, guidata da André Boillot che aveva già vinto nel 1919, e dal suo co-pilota il meccanico Prévost , fidato aiutante di tante battaglie. La competizione tra Sivocci con la sua squadra, Maserati, Rutzler e Boillot entrò subito nel vivo sin dal primo giro. Ferrari e Campari furono costretti al ritiro a causa di problemi meccanici durante il secondo giro.

Al quarto giro solo Sivocci, Ascari, Minoia, Maserati e Masetti rimasero in gara per la vittoria. Tuttavia, la vera battaglia per il primo posto era tra Ascari e Sivocci.  Quest'ultimo guidava con cura e sensibilità sfruttando l’ottimo comportamento in curva della sua Alfa Romeo RLSS. Ascari d'altro canto guidava al massimo, come era nel suo stile. Egli era in testa al quinto giro, con Sivocci in seconda posizione.

Sivocci, vincitore della 14^Targa Florio del 1923, con Guatta e la Alfa RomeoRLS Sport


La gara si stava avvicinando al traguardo e Ascari si presentava come il probabile vincitore. A Campofelice, a pochi chilometri dall’arrivo, Ascari era ancora in testa, seguito da vicino dal suo tenace rivale.
Ma dopo Cerda, l’auto di Ascari, improvvisamente si fermò in mezzo a una curva. Autista e meccanico saltarono fuori a spingere l'auto nella speranza di far partire il motore.

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ItalianCars (14-1993)

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